La
"contestazione" arriva anche in Europa e se, in Gran Bretagna, una
nuova generazione di registi (Karel Reisz, John Schlesinger,
Tony Richardson, ecc.) dà vita al Free
Cinema, alcuni giovani autori francesi della Nouvelle vague (Godard, Malle e Truffaut in testa), nel
1968, arrivano ad impedire le proiezioni durante il festival di Cannes,
riuscendo ad attirare l'attenzione degli intellettuali e a provocare interventi statali a favore dei registi emergenti
e delle nuove cinematografie. In tal modo se, da una parte, si fa strada il
film d'autore e il "cinema di contenuti", impegnato e militante,
dall'altra, cala il numero degli spettatori e qualcuno, erroneamente allarmato, pensa già ad una prematura "morte del
cinema".
I produttori americani, tuttavia, per riconquistare il pubblico,
investono sul musical, un genere che già in passato aveva avuto notevole
successo e che sfruttava
l'orecchiabilità delle canzoni, il fascino del colore, la suggestione
delle coreografie e la seduzione degli effetti speciali. I risultati
premiano un po' tutti: infatti, se vincono l'Oscar West Side Story di R.
Wise e J. Robbins nel 1961, My Fair Lady di
G. Cukor nel 1964, Tutti insieme
appassionatamente d R. Wise nel 1965, Oliver! di C. Reed nel 1968, anche il cinema moderno ottiene i suoi
riconoscimenti e, ad Hollywood, a Cannes
e a Venezia, vengono premiate opere che propongono coraggiose sperimentazioni
tecniche (L'anno scorso a Marienbad di Alain Resnais nel 1961,



Il sintetico
e incompleto elenco dei film e degli autori che, un po’ dappertutto,
affrontarono temi e problemi di rilevante interesse
rende solo una modesta idea del fervore di quegli anni.
Si passa dai turbamenti religiosi (La fontana della vergine (1960) e Come in uno specchio (1961) di Bergman, Viridiana (1961) di Bunuel, Il vangelo secondo Matteo (1964) di Pasolini), alle ansie esistenziali (Otto e mezzo (1963) di Fellini, Un uomo, una donna (1966) di Claude Lelouch, Mouchette (1967) di Robert Bresson, Bella di giorno (1967) di Bunuel, Vaghe stelle dell'orsa (1965) di Visconti, Deserto rosso (1964) e Blow- up (1966) di Antonioni); dalla crisi individuale e sociale (Rocco e i suoi fratelli (1960) di Visconti, La dolce vita (1960) di Fellini, Ieri, oggi e domani (1963) e Matrimonio all'italiana (1964) di De Sica, If (1969) di Lindsay Anderson), all'analisi di avvenimenti storico-politici (Il gattopardo (1963) di Visconti, Le mani sulla città (1963) di Rosi, La battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo, Z, l'orgia del potere (1969) di Costantin Costa-Gravas); dalla sfida ai maestri americani del western (Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965), Il buono il brutto e il cattivo (1966), C'era una volta il West (1968) di Sergio Leone), alla provocazione e all'anticonformismo (La donna scimmia (1963) e Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri, La via lattea (1968) di Luis Bunuel, I cannibali (1969) di Liliana Cavani, Les Biches (1967) di Claude Chabrol).

(Pier Paolo Pasolini: Il vangelo secondo Matteo



(Sergio Leone: C'era una volta il West)
Cinema Novo e Novà
Vlna
Nonostante ciò, queste due "scuole" influenzarono in
modo determinante alcune nuove
cinematografie, affermatesi durante gli anni Sessanta. Ci furono, infatti, paesi dove i registi, non limitandosi a
documentare con il cinema i cambiamenti di ordine
politico e sociale, cercarono di utilizzare il fascino delle immagini per
smuovere le masse, per contestare vecchi regimi e per propagandare idee rivoluzionarie.

(Rocha: Il dio nero e il diavolo biondo)
Durante lo
stesso periodo, si registrano novità anche nell'Est europeo.
In Polonia,
A. Wajda, A. Munk, J. Kawalerowicz, R. Polanski e J. Skolimowski, si
fanno notare per l'attualità anticonformista delle storie narrate; in
Ungheria, Kovacs, Gaal, Szabo e Jancsò, rivelano
originalità sorprendente; in Cecoslovacchia, alcuni
giovani registi, quasi tutti di Praga e sui trent'anni
- Vera Chytilova, Jaromil Jires, Jan Nemec,
Evald Schorm, Stefan Uher, Jurai
Jakubisko, Jiri Menzel e Milos Forman - si
ritrovano nel movimento Novà Vlna, che traduce letteralmente l'espressione francese
nouvelle vague, rompe definitivamente con il
vecchio cinema dipendente dal regime e svecchia la cinematografia tradizionale
trattando nuovi temi e utilizzando un linguaggio più moderno.
Raccontando
con ironia storie comuni, i registi della Novà
Vlna scrutano le sensazioni dell'individuo,
trattano in modo grottesco e surreale i conflitti tra i giovani e le
generazioni precedenti.
Pur restando
un'esperienza prevalentemente nazionale che si esaurì nell'arco di pochi anni
(l'Oscar a Jiri Menzel per Treni
strettamente sorvegliati (1966) e il successo che otterrà Milos Forman dopo la sua
emigrazione in America sono solo delle eccezioni),

E' questo il
momento in cui si ricorre al compromesso di realizzare prodotti per
Per
accaparrarsi un pubblico più vasto si ricorre, allora, a diversi espedienti,
come la contaminazione dei generi filmici (il melodramma che si
intreccia con il western, il film catastrofico che sfrutta le tecniche
della fantascienza, il giallo e il poliziesco che fanno ridere, l'avventura che
utilizza il cartone animato, la vita di Gesù messa in scena come una
rock-opera, ecc.), la produzione di facile realizzazione (riprese in interni e
prevalenza di primi piani) e,
soprattutto, quella fatta in serie. Una volta constatato
il successo di un film, si insiste sullo stesso "filone" e sugli
stessi personaggi, come a voler esaudire i gusti degli spettatori.
E così, se
l'America sfrutta il successo di Agente 007,
licenza di uccidere (1962) di Terence Young, de Il braccio violento della legge (1971)
di William Friedkin, de Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola, di Rocky (1976) di John Avildsen, de L'esorcista (1973) di William Friedkin e di Star
Trek (1979) di Robert Wise,

